Quando si cita il “fattore umano”, espressione che compare spesso nella letteratura organizzativa, il rischio è che l’accuratezza del linguaggio tecnico finisca per sminuire la reale portata di questa espressione. Proviamo allora a tradurla in parole semplici, apoditticamente: il comportamento umano assume un ruolo centrale nel funzionamento - in sicurezza - delle organizzazioni. Il tema è di straordinaria importanza tanto più nel settore ferroviario, in cui la sicurezza dei trasporti è la principale responsabilità di imprese e gestori infrastruttura: fattori umani come lo stress fisico e quello psicologico possono causare incidenti.
Se n’è parlato nell’evento dello scorso 18 dicembre organizzato da FER, il primo in cui tutti i dipendenti delle diverse sedi regionali si sono ritrovati insieme, a Bologna: per fare il punto sulla normativa e sulle azioni intraprese nell’ultimo anno, ma anche per invitare le aziende fornitrici a dare un contributo attivo al dibattito, sempre aperto, su quali siano le buone pratiche da diffondere nell’ecosistema ferroviario.
Ma partiamo dall’inizio e fatalmente dal Regolamento Europeo 762/2018. Stabilisce metodi comuni per la gestione della sicurezza nell’ambito ferroviario; nonché chiare linee di indirizzo sulla prevenzione - priorità a livello europeo - e appunto sulla gestione del “fattore umano”. In particolare, in relazione a quest’ultimo, nel dispositivo si invitano gli stati membri a promuovere una cultura della fiducia e dell’apprendimento reciproci, in cui il personale delle imprese ferroviarie e dei gestori infrastruttura sia incoraggiato a contribuire allo sviluppo della sicurezza.
I Sistemi di Gestione della Sicurezza (SGS), diffusi in ogni azienda, affrontano il come i dipendenti debbano svolgere le loro mansioni, con riferimento ai concetti di piena integrità fisica e psicologica. Ma resta un tema di fondo: se si va oltre la prescrizione, fino a che punto i lavoratori, soprattutto quelli che svolgono incarichi pericolosi, sono consapevoli di correre un eventuale rischio?
Arriviamo al punto: diffondere una cultura della consapevolezza è cruciale per prevenire gli incidenti, come documenta questo video girato tra le persone di FER.
Sia chiaro: come è evidente il margine di errore può essere controllato, ma non eliminato del tutto. Le analisi degli errori organizzativi - o nei casi peggiori dei disastri accaduti nel passato - forniscono nuova linfa allo studio di fenomeni, in prima battuta, di difficile interpretazione. In questa ottica assumono particolare importanza i vissuti, ossia le buone pratiche che ciascuna azienda mette in campo per arginare i pericoli, dacché quello ferroviario è un ecosistema tra i più complessi, in cui è fondamentale l’apporto di tutti gli attori.
Controlli periodici, salvaguardia della diversità in azienda, tutela della genitorialità e “sportello psicologico”, sono alcune delle iniziative emerse durante il confronto con le aziende fornitrici: tutte azioni propedeutiche a creare un clima di fiducia, vicinanza ed eventuale supporto ai lavoratori, da affiancare al rigido approccio normativo.
Con un augurio finale: che nel 2026 le aziende possano consolidare e perfezionare queste routine - non scontate nel settore - che accrescono il benessere psicologico delle persone.
GZ